24-04-2018: Recensione e intervista su RadioTweet

Recensione e intervista su RadioTweet

CON I PROWLERS VA IN ONDA IL FREAK SHOW

PROWLERS
Presentano
FREAK PARADE
autoproduzione

Emarginazione, diversità e marginalità sono i temi portanti dell’album Freak Parade dei Prowlers, rock band di Pesaro che pubblica il suo secondo album. Un disco in cui c’è una sorta di sintesi, riuscitissima e affascinante, del rock. Dall’hard, al prog, al grunge, alla psichedelia, al blues e chi più ne ha…. La pasta del disco è rigorosamente analogica. Ma non c’è solo la musica in questo lavoro. C’è tutto un immaginario che gira intorno a una figura portante (John Merrick, The elephant man che David Lynch ha raccontato molto bene bel suo film omonimo), un immaginario che la band ha riversato in un bellissimo cortometraggio (il video di “John Merrick), in un artwork che duplica in immagini la musica, brani per brano, e che ci fa capire quanto “diverso” sia bello, e non per forza una minaccia.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica? Sincera, introspettiva, libera, eterogenea. Questi 4 aggettivi sono legati tra loro, infatti la nostra musica è sincera perchè nelle nostre canzoni vogliamo catturare un sentimento, fotografare una situazione che stiamo vivendo o parlare di un argomento che ci sembra importante; questo porta ad essere introspettivi, a cercare sia nel testo che nella musica quello che ci viene da dentro. La nostra musica è libera perchè non ci facciamo condizionare da un’etichetta di genere e venendo tutti da percorsi musicali diversi preferiamo la contaminazione e la sperimentazione, per questo possiamo definire la nostra musica eterogenea.

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa? Il nostro ultimo album si chiama “Freak Parade”. Il percorso di produzione è stato lungo e complesso, sia per le difficoltà tecniche e compositive, sia per alcuni ritardi dovuti a qualche cambio di formazione e a problemi di promozione. “Freak Parade”, pur non essendo un vero e proprio concept album, si costruisce su temi portanti quali: emarginazione, diversità e marginalità, i dieci brani presenti sviluppano atmosfere scomode e intriganti, nutrono un immaginario composto da personaggi disperati che vivono al limite della società e sentimenti scuri, ma in fin dei conti comuni, che spesso vengono accantonati e rimossi. La contaminazione e la varietà di genere sono ampie: il sound spazia dal rock duro al folk, al blues, al prog e alla psichedelia. L’album è accompagnato dal video del singolo “Joseph Merrick” che riassume appunto le tematiche di tutta l’opera, il protagonista del video (e della canzone) catalizza i sentimenti di cui l’opera è pregna, nella sua mostruosità commuove e disgusta allo stesso tempo; la canzone narra la storia rivisitata di Joseph Merrick, meglio conosciuto come “The Elephant Man”, un uomo deforme, realmente esistito, che veniva mostrato nei circhi freak nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Il video può essere visto sul nostro sito www.prowlers.it oppure su YouTube (cercando Joseph Merrick Prowlers).

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti? Risponderei che noi non siamo una compagnia di autobus e quindi non “portiamo gente” da nessuna parte! Scherzi a parte, questa domanda l’abbiamo sentita spesso da gestori di piccoli locali. Organizzare live per farsi portare amici e parenti dalla band è un sistema che adotta di solito chi gestisce realtà che poco hanno a che fare con la musica e che puntano a riempire il locale per un evento sporadico che gli permetta di monetizzare. Questo può funzionare solo se si chiamano band locali, magari di giovane età, ma è un concetto sbagliato, che a lungo andare non paga il gestore e non rende giustizia agli artisti. Quando ci si vuole buttare sulla musica live si deve prima considerare se la realtà che ospita i concerti ha la giusta clientela, la giusta atmosfera, una strumentazione adatta ed una capacità di promozione sufficiente. Alla domanda “quanta gente mi porti?”, si può benissimo rispondere “quanta gente frequenta di solito il locale per eventi musicali?”… Se un locale lavora poco o è poco popolare dovrebbe preoccuparsi di migliorare la propria visibilità o i propri servizi; se invece non ha possibilità di migliorare la propria condizione ed ha bisogno di gente che riempia il locale e consumi ci sono tante soluzioni che non prevedono l’umiliazione degli artisti: l’happy hour, la pizza a metà prezzo o il maxischermo con le partite…

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica? I social sono importanti per la musica (e qualsiasi altra attività) di tutti, volenti o nolenti non si può prescindere dai social. Noi non siamo amanti dei social e francamente non ci ammazziamo per avere la nostra razione di “like” quotidiana. Personalmente siamo più per i rapporti diretti ma in ogni caso dobbiamo riconoscere che i social, Facebook in primis, sono adesso i mezzi di comunicazione più utilizzati e più influenti, quindi, senza perderci troppo tempo, curiamo le nostre pagine social aggiornandole continuamente.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente? A questa domanda rispondo personalmente (Luca Segatori), perchè non sono al corrente di quanti concerti indie vadano a vedere gli altri della band. Personalmente sono stato in diversi eventi negli ultimi 6 mesi anche perchè il fine settimana lavoro spesso come fonico. Posso definire due diversi ambienti di underground, il primo è quello che viene dagli “scarti” del mainstream, cioè è composto da artisti che francamente fanno musica commerciale ma ancora non hanno trovato i mezzi (economici o promozionali) per farne parte; il secondo è quello composto da chi effettivamente si rappresenta in un ambiente alternativo, che non vuole sottostare a regole radiofoniche o a censure di mercato ed è quello di cui anche noi facciamo parte. Del primo ambiente non parlo nemmeno, altro non è che una brutta copia di quello che già sentiamo a radio (e tv) unificate, del secondo posso dire che di idee interessanti se ne trovano tantissime, che il fermento è buono ma purtroppo non trova spazi, non trova voce… Purtroppo spesso “indie” è anche sinonimo di scarsa organizzazione o di mancanza di comunicazione diretta con il grande pubblico, questa è una grave pecca, adesso gli strumenti per avere visibilità e trovare spazi adatti ci sono, spesso si soffre la mancanza di etichette o direzioni artistiche che si diano realmente da fare per la diffusione della musica alternativa e per l’organizzazione di eventi adatti.

FONTE: RadioTweet Italia
LINK: http://www.radiotweetitalia.com/con-i-prowlers-va-in-onda-il-freak-show/


PRESS AREA | Recensione e intervista su RadioTweet



torna alla sezione PRESS

BAND

Alessandro Santoriello
Guitars

Francesco Vichi
Drums

Luca Segatori
Vocals&Guitar

Sebastian Magni Markowicz
Bass Guitar

Massimo Trivento
Keyboards

Prowlers©2018 \ Band \ Audio \ Video \ News \ Gallery \ Contatti

Condividi