10-04-2018: Recensione su Spaziorock.it

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Nel film "The Elephant Man" (1980), David Lynch racconta la triste storia di Joseph Merrick, vittima di una grave forma di neurofibromatosi: dal cranio deforme e dall'aspetto ripugnante, l'uomo, utilizzato come attrazione da circo, viene messo in salvo dal dottor Frederick Treves, ma finirà per mutare solamente palcoscenico, divenendo un'ambigua celebrità della Londra vittoriana, tra esperimenti scientifici, sguardi commiserevoli e crudeltà assortite. I pesaresi Prowlers, all'esordio sulla lunga distanza, traggono spunto dalla pellicola in bianco e nero del grande regista statunitense al fine di costruire un disco incentrato, dal punto di vista lirico, sulla figura della "raccapricciante creatura" e sul grottesco mondo dei fenomeni da baraccone: un elogio della diversità giocato sul filo dell'introspezione, in cui prevale la considerazione che l'anomalia fisica non rappresenti un pericolo, bensì unicamente la facies esterna e ingannevole di una profonda umanità. Una concept album sui generis, dallo stile meticcio e debitore di un sound strettamente legato agli anni '70, gravido di rimandi colti ed esegesi originali: più rétro che vintage, "Freak Parade" coniuga energia, riflessione e un pizzico di vaudeville in un hard rock malleabile, alla stesso tempo rispettoso del passato e aperto alla contaminatio.

L'afflato glam dell'opener  "Golden Bricks", pervasa da note di violini e fanfare circensi, non nasconde una vena bozzettistica alla Peter Gabriel, beneficiando altresì di un'intelaiatura progressive loquace e dal ritmo sostenuto in grado di screziare la seguente "Fantastic Fanatic", giocata su una seconda parte nella quale il dialogo orchestrale di sax e tastiere rovescia il granitico inizio zeppeliniano del brano. L'esemplare cavalcata "Turtle Man" profuma di Iron Maiden e ketamina, mentre "Joseph Merrick" combina in modo brillante ballad acustica e accelerazioni heavy blues; la voce di Luca Segatori richiama un Bob Dylan in overdose sollevando irritanti pulviscoli di frontiera in "On A Dusty Road", felice e sfrenato matrimonio di folk elettrico e rock'n'roll preysleriano. Se i polimeri grunge di "Hotel Dante" anticipano la psichedelia percussiva di "Another Brother's Gone Away", la coppia formata da "Fighting All Again" e "Not By My Side" sgrana a mò di rosario rispettivamente AC/DC e Deep Purple, con la produzione in analogico che contribuisce a creare, soprattutto nel frangente finale del lotto, una positiva aura di imitazione da Neoclassicismo settecentesco. La cadenza da fiera felliniana di "Outro (FreakWaltz)" chiude il lavoro in una significativa e abile ringkomposition.

Nonostante citazioni palpabili e riconoscibili e arrangiamenti ancora acerbi che ne minano il potenziale, "Freak Parade" lascia al palato la sensazione di una pietanza consumata con regolarità, eppure sempre gradevole. Forti di un songwriting compatto e riferimenti cinematografici di spessore, i Prowlers realizzano un'opera da leggere e ascoltare, incoraggiante  e ricca di componenti eterogenee: alla scoperta della vera mostruosità.

Giovanni Ausoni   Fonte: SpazioRock.it Link: http://www.spaziorock.it/recensione.php?&id=freak-parade-prowlers-recensione-2017


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BAND

Alessandro Santoriello
Guitars

Francesco Vichi
Drums

Luca Segatori
Vocals&Guitar

Sebastian Magni Markowicz
Bass Guitar

Massimo Trivento
Keyboards

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